fare un post è molto facile è come usare facebook, il blog lo apri in 3mim .. e inizi subito a mettere video foto e testi ;)
Cammino sul lungomare, puccia
vegetariana un mano, con intento ristoratore, direzione pullman del
ritorno.
Cammino e mi imbatto in una fanciulla
di una bellezza olimpionica, non mi caga di striscio e io tiro avanti
però dopo dieci metri la reincontro di nuovo, la stessa identica
bellezza.
Ora la fisso sotto i miei occhiali
celeste sfumato che lasciano vedere gli occhi.
La guardo dritta per rubargli tutta la
bellezza possibile, e con gli occhi gentilmente glie lo comunico:
“non ti preoccupare, è solo un
onesto saccheggio,non c'è nulla di male, nulla di nascosto”.
Lei mi guarda bene e ci parliamo da
pari, scartiamo goffi la paura, e lei sussulta e procede.
Non parto più. O meglio vado a
prendere la corriere dall'altra parte del paese Otranto sud e cambio
direzione. Questo è il programma per ora mi dico.
Sotto il castello la rincontro, lei suo
padre energumeno, la mamma e la sorella.
Inizialmente non so qual'è delle due,
ma è lei a dirmelo, la famiglia prende una traversa verso la
cattedrale, che mi taglia fuori, lei si volta continuamente, e più
sei nervosa più sei dolce.
Io per ora tiro dritto, casomai papà
orso pretenda da me coerenza stradale. Spiacente, non ce l'ho nella
vita, Babu.
Lei avrà 25 anni, quando l'ho vista ne
poteva avere 20 e 30 insieme.
In due tempi perfettamente successivi
sei prima giovanissima poi donna.
Inizio le grandi manovre e i cunicoli
di otranto covo del qui presente corsaro saraceno, fanno al caso.
Inversione e con fare distinto li seguo
verso la cattedrale.
Sono ad uno shop e io faccio retro.
Loro salgono ancora, vado su anchio.
Arrivo nello spiazzo della facciata ci
sono solo loro che si fanno delle foto in una panchina.
Divento così, esperto indagatore di
capitelli, studioso di romanico- normanno, poi faccio per controllare
il portone e recito (davanti alla famiglia) la sorpresa di trovarlo
chiuso. Scendo.
Poi penso, cazzo ora mi sono bruciato
la salita alla navata non posso più tornare.
Però ho anche detto a lei che mi
piace. Ce lo siamo detti.
Attendo duecento metri sotto, dovranno
pure scendere, di là non si va da nessuna parte.
Mi metto a guardare le scritte di un
hotel e di un enoteca “peccato diVino”
e finalmente con la coda dell'occhio
vedo che scendono.
Decido di piazzarmi in una tattica
panchina affianco a dei mimetici francesi.
Ma non scende la famiglia, scende solo
lei, la vedo che cammina veloce, si mette dritta, è decisa ma
sopratutto è una dea. Arriva sotto all'incrocio e non si è accorta
di me che di spalle al osservo.
Anche le dee non possono sapere tutto. Cerca a destra e asinistra al crocevia e poi imbocca decisa a sinistra.
Anche le dee non possono sapere tutto. Cerca a destra e asinistra al crocevia e poi imbocca decisa a sinistra.
Scatto nel vicoletto che mi porta dieci
secondi dopo a sbattere all'angolo il muso su di lei.
Ci guardiamo , lo so già ci
conosciamo, siamo complici da quando i turchi arrivarono in otranto,
passa qualche secondo alzo le cinque
dita in segno di saluto, lei fa segno con l'indice di zittirmi,
attraversa il passo che ci separa, mi
prende il polso e dolcemente mi scende la mano intorno a se.
Limoniamo subito per un minuto, mentre
i corpi si incontrano e presentano.
Un ombra nera di grizli si affaccia
sulla via, la sua sagoma portata dalla gemella e la mamma.
Non riusciamo a staccarci nonostante
l'urgenza e i tentativi.
Ma dato che il padre non mi ha
ammazzato, suppongo che anche se ha già voltato, quando ci siamo
staccati non ci ha ancora visti.
Ora è qui con noi e ci guarda, guarda
me con fare: “E Tie ci Cazzu Sinti”
e guarda lei ancora cotta tutta di un
rosso splendido, mio sole, con fare:
“ meh, e Tu, che cazzu sta faci”
Scusi dove si trova il balcone sul
mare, la tua voce è dunque questa.
Non deglutisco, sali su per il corso
quando arrivi al castello gira a sinistra,
“bella mia” vorrei aggiungere. E
invece il copione prevede un tennistico “grazie”
“prego”. Beh dopo shakespeare sono
le battute più emozionanti mai scritte,
intense e trasparenti, potenti e
segrete. Atto unico non ripetibile, quando dici,
il senso è al di la del testo.
La gemella mi sorride. Queste due
devono avere le antenne.
La madre è rincoglionità da una
bigiottara sull'uscio del suo negozio.
Il papà se la beve e sbrigativo si
gira facendo prima girare lei con la sua solita efficacia meridionale
“m'e' sciamu”. Non possiamo
guardarci.
La vedo io che con le sue spalle e la
sua famiglia risalgono il corso.
Le sento piangere quelle spalle poi le
sento cantare , mi salutano.
Li seguo a debita distanza come il più
classico degli inseguimenti.
La tenda tonda della sorella mi serve
da mirino, riferimento visibile a distanza di sicurezza.
Ma quando svoltano sulla statale,
succede.
Una macchina me la rapisce, la sua
famiglia me la strappa.
Come ti chiami...??
Ti chiami Sarah così ti ha cercato
papà, quando ci affacciavamo sul paradiso.
...
...
Ora che lei non c'e', tu sei davanti a
me e mentre scrivo questo racconto la tua bellezza nuova mi investe.
Rapito e diligente prima termino queste righe anzitempo- ...FINE
e ora ? Ci consciamo ? Vediamo ..