venerdì 27 settembre 2013

fare un post è molto facile è come usare facebook, il blog lo apri in 3mim .. e inizi subito  a    mettere video foto e testi ;)



Dopo una notte che è tutto un programma in Otranto, bevuto, addormentato su una sedia abbandonato da un randagio, che invano nella notte ho tentato di convincere a venire sotto padrone, riposo  in spiaggia vestito all'ombra.
Cammino sul lungomare, puccia vegetariana un mano, con intento ristoratore, direzione pullman del ritorno.
Cammino e mi imbatto in una fanciulla di una bellezza olimpionica, non mi caga di striscio e io tiro avanti però dopo dieci metri la reincontro di nuovo, la stessa identica bellezza.

Ora la fisso sotto i miei occhiali celeste sfumato che lasciano vedere gli occhi.
La guardo dritta per rubargli tutta la bellezza possibile, e con gli occhi gentilmente glie lo comunico:
“non ti preoccupare, è solo un onesto saccheggio,non c'è nulla di male, nulla di nascosto”.
Lei mi guarda bene e ci parliamo da pari, scartiamo goffi la paura, e lei sussulta e procede.
Non parto più. O meglio vado a prendere la corriere dall'altra parte del paese Otranto sud e cambio direzione. Questo è il programma per ora mi dico.

Sotto il castello la rincontro, lei suo padre energumeno, la mamma e la sorella.
Inizialmente non so qual'è delle due, ma è lei a dirmelo, la famiglia prende una traversa verso la cattedrale, che mi taglia fuori, lei si volta continuamente, e più sei nervosa più sei dolce.
Io per ora tiro dritto, casomai papà orso pretenda da me coerenza stradale. Spiacente, non ce l'ho nella vita, Babu.
Lei avrà 25 anni, quando l'ho vista ne poteva avere 20 e 30 insieme.
In due tempi perfettamente successivi sei prima giovanissima poi donna.
Inizio le grandi manovre e i cunicoli di otranto covo del qui presente corsaro saraceno, fanno al caso.
Inversione e con fare distinto li seguo verso la cattedrale.
Sono ad uno shop e io faccio retro.
Loro salgono ancora, vado su anchio.
Arrivo nello spiazzo della facciata ci sono solo loro che si fanno delle foto in una panchina.
Divento così, esperto indagatore di capitelli, studioso di romanico- normanno, poi faccio per controllare il portone e recito (davanti alla famiglia) la sorpresa di trovarlo chiuso. Scendo.
Poi penso, cazzo ora mi sono bruciato la salita alla navata non posso più tornare.
Però ho anche detto a lei che mi piace. Ce lo siamo detti.
Attendo duecento metri sotto, dovranno pure scendere, di là non si va da nessuna parte.
Mi metto a guardare le scritte di un hotel e di un enoteca “peccato diVino”
e finalmente con la coda dell'occhio vedo che scendono.
Decido di piazzarmi in una tattica panchina affianco a dei mimetici francesi.
Ma non scende la famiglia, scende solo lei, la vedo che cammina veloce, si mette dritta, è decisa ma sopratutto è una dea. Arriva sotto all'incrocio e non si è accorta di me che di spalle al osservo.
Anche le dee non possono sapere tutto. Cerca a destra e asinistra al crocevia e poi imbocca decisa a sinistra.
Scatto nel vicoletto che mi porta dieci secondi dopo a sbattere all'angolo il muso su di lei.
Ci guardiamo , lo so già ci conosciamo, siamo complici da quando i turchi arrivarono in otranto,
passa qualche secondo alzo le cinque dita in segno di saluto, lei fa segno con l'indice di zittirmi,
attraversa il passo che ci separa, mi prende il polso e dolcemente mi scende la mano intorno a se.
Limoniamo subito per un minuto, mentre i corpi si incontrano e presentano.
Un ombra nera di grizli si affaccia sulla via, la sua sagoma portata dalla gemella e la mamma.
Non riusciamo a staccarci nonostante l'urgenza e i tentativi.
Ma dato che il padre non mi ha ammazzato, suppongo che anche se ha già voltato, quando ci siamo staccati non ci ha ancora visti.
Ora è qui con noi e ci guarda, guarda me con fare: “E Tie ci Cazzu Sinti”
e guarda lei ancora cotta tutta di un rosso splendido, mio sole, con fare:
“ meh, e Tu, che cazzu sta faci”
Scusi dove si trova il balcone sul mare, la tua voce è dunque questa.
Non deglutisco, sali su per il corso quando arrivi al castello gira a sinistra,
“bella mia” vorrei aggiungere. E invece il copione prevede un tennistico “grazie”
“prego”. Beh dopo shakespeare sono le battute più emozionanti mai scritte,
intense e trasparenti, potenti e segrete. Atto unico non ripetibile, quando dici,
il senso è al di la del testo.
La gemella mi sorride. Queste due devono avere le antenne.
La madre è rincoglionità da una bigiottara sull'uscio del suo negozio.
Il papà se la beve e sbrigativo si gira facendo prima girare lei con la sua solita efficacia meridionale
“m'e' sciamu”. Non possiamo guardarci.
La vedo io che con le sue spalle e la sua famiglia risalgono il corso.
Le sento piangere quelle spalle poi le sento cantare , mi salutano.
Li seguo a debita distanza come il più classico degli inseguimenti.
La tenda tonda della sorella mi serve da mirino, riferimento visibile a distanza di sicurezza.
Ma quando svoltano sulla statale, succede.
Una macchina me la rapisce, la sua famiglia me la strappa.
Come ti chiami...??
Ti chiami Sarah così ti ha cercato papà, quando ci affacciavamo sul paradiso.
...
Ora che lei non c'e', tu sei davanti a me e mentre scrivo questo racconto la tua bellezza nuova mi investe. Rapito e diligente prima termino queste righe anzitempo- ...FINE
e ora ? Ci consciamo ? Vediamo ..